Ed è proprio come in uno dei migliori plot twist, a Campi Bisenzio, all'evento "Ri-Leggo" dedicato al libro e fumetto dell'usato si entra in un mondo pieno di meraviglie. In quasi due ore di dibattito e scambio di idee si cerca di trovare la Chiave di Volta per la cultura.
Prima ancora dell'agognata discussione, l'evento ha avuto una premessa importante col sindaco di Campi Bisenzio Andrea Tagliaferri.
Il gruppo di Gabriele Niccolai (Museo di Leonardo da Vinci di Firenze) ha recentemente curato allestimenti museali temporanei alla limonaia di Villa Montalvo, mentre l'Antica Società del Buonumore si è mossa per valorizzare la biblioteca di Villa Rucellai. Due iniziative distinte che raccontano la stessa ambizione: fare di Campi Bisenzio non una periferia di Firenze, ma una città con una propria identità culturale.
È in questo contesto che si inserisce Ri-leggo — una fiera del libro e del fumetto usato che da questa cornice prende un significato più largo.
Il dibattito: libro e televisione dispensano ancora cultura?
Il talk show parte da una domanda volutamente provocatoria. Il punto di partenza è l'Italia del 1965: un paese semplice, dove il libro era il riferimento culturale principale, e gli sceneggiati televisivi in bianco e nero raccontavano i grandi classici della letteratura a milioni di famiglie. TV e libri lavoravano nella stessa direzione.
Oggi il quadro è radicalmente diverso. Bruno Santini lo fotografa con un dato concreto: Campi Bisenzio, 40.000 abitanti, ha una sola edicola. La carta stampata fa fatica a farsi ascoltare, e non è un problema solo locale.
Stefano Pinzauti di Giunti Editore aggiunge la prospettiva dell'editoria: ogni anno escono almeno 60.000 novità — un'abbondanza di contenuti che paradossalmente rende più difficile emergere e farsi leggere. E la generazione dei suoi figli non accende nemmeno la televisione: il telecomando è già un oggetto sconosciuto.
Carlo Conti non difende la televisione in modo corporativo, ma sposta il problema dove realmente si trova: «Si demanda tutto alla TV come se fosse il male, ma bisogna vedere cosa succede nelle famiglie e cosa viene insegnato in casa.» La RAI investe in divulgazione — Rai Storia, i canali tematici — e Sanremo è ciò che rende questo investimento economicamente sostenibile. Il vero nodo, secondo Conti, è che i giovani sono abituati a un mondo 'del tutto e subito': quell'attenzione lenta e prolungata che serve per leggere un libro è sempre più rara.
Andrea Bacci dell'Accademia dei Perseveranti chiude il cerchio: non esiste una gerarchia rigida tra teatro, televisione e intrattenimento popolare. Finché qualcosa è etico, ha il diritto di esistere in qualsiasi forma.
Il focus digital: il museo che dà voce a chi non può più parlare
Gabriele Niccolai ridefinisce il museo scientifico: non un luogo di conservazione, ma un laboratorio di comunicazione. Il Museo della Scienza sta sviluppando installazioni interattive su fisica e meccanica — non per semplificare la scienza, ma per renderla esperienza diretta. La cultura, dice Niccolai, viene suscitata attraverso una corretta comunicazione dello strumento — che non va appunto demonizzato.
Poi Leonardo Niccolai presenta qualcosa che ha acceso la sala: un avatar conversazionale di Felice Matteucci, l'inventore del motore a scoppio. Il pubblico ha formulato domande. L'avatar ha risposto. L'entusiasmo è stato immediato e genuino.
Il Museo di Leonardo da Vinci è stato il primo in Italia a portare questa tecnologia in un contesto culturale, e il risultato dimostra perché vale la pena: una figura storica torna interrogabile, presente, dinamica. Non è intrattenimento — è un cambio di paradigma nel modo in cui la storia si comunica. Per chi lavora nel digitale, questo è il caso d'uso più interessante dell'AI applicata alla cultura: non sostituire il contenuto umano, ma dare voce a chi non può più averla.![]()
Padroneggiare l'AI, non subirla
Eugenio Giani, Presidente della Regione Toscana, porta la riflessione sul piano più ampio. Il messaggio è diretto: l'intelligenza artificiale non va subita passivamente, va padroneggiata come strumento al servizio dell'uomo. Le grandi innovazioni della storia hanno sempre avuto questo esito — e non c'è motivo per cui questa debba fare eccezione.
Cita un dettaglio che vale la pena ricordare: le prime infrastrutture di internet in Italia sono nate in Toscana, dal gruppo CRN di Pisa. Non è campanilismo. È un promemoria che l'innovazione tecnologica non è mai astratta — nasce da luoghi e da comunità che scelgono di essere protagoniste.
Una riflessione finale
La vera questione emersa dall'evento non è se il libro batta la televisione, o se l'AI minacci la cultura. È una questione di ritmo.
Sessantamila libri l'anno esistono. La RAI esiste. I musei esistono. Ma il ritmo della società contemporanea non lascia più spazio alla decantazione: quello che è nato qualche mese fa è già vecchio, il nuovo deve arrivare subito e continuamente. E' possibile quindi, come chiede Carlo Conti, tornare alla spensieratezza?
Forse sarebbe opportuno vivere il momento non solo con calma ma anche con il candore di chi vede qualcosa di strabiliante per la prima volta per darne maggiore risalto.
In questo scenario il digitale non è il problema — può essere la risposta, se usato - ad esempio - come il Museo di Leonardo da Vinci usa gli avatar: per rendere il passato accessibile, non per accelerare ulteriormente il presente.
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